Klezmer non è tanto un repertorio o uno stile musicale quanto un atteggiamento di libera adesione alla musica e alla vita in tutti i loro aspetti: gioia e dolore, ironia e sentimento. Questi "ingredienti" vitali non sono mai separabili tra di loro e non si può chiudere la porta ad uno di essi senza escluderli tutti. La musica Klezmer è "musica dell'anima". Viene da un'interiorità profonda, e vuole raggiungere il cuore. I musicisti vogliono toccare la propria anima e quella dei loro ascoltatori. La loro musica esprime dolore e sofferenza, ma anche ilarità, esuberanza, presenza di spirito, ironia. Nonostante unisca melodie appassionate, ritmi vivaci ed atmosfere piene di colore in uno stile di esecuzione pervaso da grande entusiasmo ed intensità di espressione, la musica ebraica ha però sempre un sottofondo doloroso. Non è tuttavia un semplice gemito lamentoso, ma rappresenta con sincerità la vita concreta con i suoi sentimenti profondi. Musica tramandata attraverso il tempo da generazioni di musicisti, i klezmorim, essa trasse origine dal ceppo antichissimo della musica religiosa ebraica, e si sviluppò integrandovi le tracce delle vicissitudini patite dal secolo X in poi, da quando dalla Spagna (in ebraico Sefarad) alla Germania (Ashenaz) l'Europa cominciò a popolarsi di ebrei. Dal cinquecento in poi le persecuzioni causarono nuove migrazioni: dei Sefarditi verso sud e degli Ashenaziti verso est (Polonia, Russia). La loro musica si arricchì così contaminandosi con quelle dei paesi in cui essi vissero: vi ritroviamo infatti elementi tedeschi, magiari, boemi, bulgari, transilvani, turchi, greci, ucraini, oltre agli influssi della musica tzigana. I klezmorim erano musicisti itineranti, e portavano la musica secolare (vocale e strumentale) nei matrimoni e nelle feste. I loro strumenti erano violini, viole, il cimbalom, flauti, ottoni e percussioni. Lo sviluppo di questa musica ebbe poi nuovo impulso nel settecento con l'apertura dei ghetti e con il diffondersi dello Chassidismo, movimento di riforma che attribuì grande importanza alla musica (non solo sacra ma anche secolare) nell'ambito devozionale. Nel nostro secolo le nuove persecuzioni furono causa di ulteriori migrazioni: quasi tre milioni di ebrei si spostarono dall' Europa dell'Est verso il nuovo continente. La loro musica non andò perduta, ma si mescolò al jazz e contribuì in modo determinante alla sua formazione. Nello stesso tempo si formò un nuovo tipo di musica klezmer che unì alla tradizione yiddish elementi della coeva musica americana, soprattutto jazz e swing. Mentre in Europa era stato soprattutto il violino il principale strumento della tradizione klezmer, in America è ora il clarinetto a fungere da veicolo del nuovo interscambio di culture: Artie Shaw, Benny Goodman e Woody Herman erano musicisti ebrei, come pure George Gershwin (che si chiamava in realtà Jacob Gershovitz). Anche se raramente ce ne rendiamo conto, molto della musica klezmer è confluito nella musica del nostro secolo. Se per esempio, alla luce delle considerazioni appena svolte ripensiamo all' inizio della Rhapsody in Blue, ci appare evidente che il modo in cui si muove la melodia del clarinetto, a cominciare dal famoso inizio in glissando, ha origini più lontane di quanto non si pensi. Ciò che naturalmente ci ha attirato in questa musica è stata la possibilità di un'espressione personale semplice e diretta. Da quando abbiomo iniziato ad interessarci ad essa sono si sono messi (o rimessi?) in moto dentro di noi sentimenti e pensieri che ci hanno portato a ricercare concretamente un modo di far musica differente da quello sperimentato in precedenza. E ciò non si è potuto limitare all'esecuzione della musica klezmer ma è andato ad investire in toto la nostra vita musicale. Per questo le proposte musicali che raccogliamo qui hanno un comune denominatore, nonostante appaiano differenziate ed eterogenee. Sentiamo di dover esprimere una particolare riconoscenza al clarinettista Giora Feidman, principale esponente di quella corrente del klezmer caratterizzata da una espressività semplice e diretta che, allontanandosi dal linguaggio jazzistico, ricerca l'intensità e la freschezza della musica più tradizionale. Dall'ascolto della sua musica e delle sue parole hanno preso l'avvio molte esperienze musicali da noi percorse in questi ultimi dieci anni. |